La Legge di Bilancio 2026 interviene sulla disciplina della previdenza complementare e del Fondo di Tesoreria INPS, introducendo modifiche rilevanti che impatteranno sia le aziende che i lavoratori. In particolare, vengono rafforzate le disposizioni relative al TFR per finanziare il cosiddetto “secondo pilastro pensionistico”, e viene ampliata la platea dei datori di lavoro obbligati al versamento del TFR al fondo di Tesoreria INPS.

Di seguito, un’analisi delle principali novità e dei relativi impatti operativi per aziende, lavoratori e lavoratrici.

Quali sono le novità della Legge di Bilancio 2026 sul Fondo Tesoreria INPS

Il Fondo di Tesoreria INPS è uno strumento gestito dall’INPS per tutelare i dipendenti di aziende con almeno 50 dipendenti, qualora il loro TFR non venga destinato alla previdenza complementare. Il fondo garantisce l’erogazione del TFR anche in caso di insolvenza del datore di lavoro, assolvendo a una funzione di tutela previdenziale e finanziaria.

A partire dal 1° gennaio 2026, scatta l’obbligo di versamento del TFR INPS per i datori di lavoro che, durante l’anno solare precedente, raggiungano la soglia di 50 dipendenti, calcolata sulla base della media dei lavoratori in forza. In via transitoria, dal 2026 al 2027, il limite è fissato a 60 unità, mentre a partire dal 2032 verrà ridotto a 40.

Questa modifica necessiterà di chiarimenti specifici, nonché di una circolare INPS, specialmente per le società che nel 2025 avessero già superato la soglia delle 60 unità.

Come funziona il silenzio-assenso sul TFR dopo la Legge di Bilancio 2026

In passato, il lavoratore neoassunto aveva sei mesi di tempo per scegliere se destinare il proprio TFR alla previdenza complementare o mantenerlo in azienda. In assenza di una scelta, scattava il meccanismo del silenzio-assenso, che prevedeva l’automatico versamento del TFR a un fondo pensione collettivo, determinato dal CCNL applicato.

Con l’introduzione della nuova legge, a partire dal 1° luglio 2026, per i neoassunti si attiverà un sistema di adesione automatica alla previdenza complementare. In pratica, il silenzio del lavoratore porterà all’iscrizione automatica a una forma pensionistica collettiva, con la possibilità di rinuncia entro 60 giorni dall’assunzione.

Questa modifica richiederà una gestione informativa e amministrativa precisa per garantire che tutti i neoassunti siano pienamente consapevoli della scelta.

Cosa cambia per TFR e previdenza dopo la Legge di Bilancio 2026

A partire dal periodo d’imposta 2026, il limite annuo di deducibilità dei contributi versati alla previdenza complementare, sia dal lavoratore che dal datore di lavoro, sarà innalzato da 5.164 euro a 5.300 euro. Questo aumento influirà anche sull’agevolazione fiscale riservata ai lavoratori con prima occupazione successiva al 1° gennaio 2007. Per questi lavoratori, la quota di deducibilità contributi non utilizzata nei primi cinque anni di adesione alla previdenza complementare potrà essere recuperata nei successivi 20 anni.

Inoltre, la norma prevede che il lavoratore che trasferisce la propria posizione previdenziale a un’altra forma di previdenza complementare mantenga il diritto al contributo datoriale anche presso il nuovo fondo, senza dover rispettare le condizioni e i limiti previsti dalla contrattazione collettiva.