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28 luglio 2016 La forza del desiderio: leadership e cambiamento organizzativo
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La forza del desiderio: leadership e cambiamento organizzativo

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LEADERSHIP E CAMBIAMENTO ORGANIZZATIVO

 

“Cercasi uomini per viaggio rischioso. Paga bassa, freddo glaciale, lunghe ore di completa oscurità. Incolumità e ritorno incerti”                                                                                                        

                            (Annuncio apparso sul Times nel 1914, pubblicato dal comandante Shackleton, volto alla ricerca dell’equipaggio necessario per la spedizione diretta verso quello che restava l’ultimo baluardo dell’esplorazione: la traversata del continente antartico. Risposero in migliaia.)

Come si convincono le persone a seguire un progetto innovativo, affrontare una nuova gestione di ruolo, prender parte a un cambiamento, spesso problematico, che spinge oltre la soglia del conosciuto? Com'è possibile fare in modo che operino, non tanto per coercizione, ma con volontà, consapevolezza e assumendosi dei rischi?

I grandi leader carismatici (dai fondatori di religioni a Steve Jobs, passando per l’abominio di Hitler, il sogno di Martin Luther King e l’avventura di Shackleton) hanno scelto l’unica via che parla contemporaneamente alla mente e all'istinto: la via della narrazione.

Perché la narrazione, fantastica e reale, ha un potere seduttivo così forte sugli individui? L’uomo è un animale narrante[1]: nell'economia essenziale della sua evoluzione biologica, ha sviluppato la memoria, che è un’infinita raccolta di storie (nostre e altrui, reali e fantastiche); la costruzione del futuro è prima un’immagine e in un secondo tempo il tentativo di realizzarla; anche nei sogni il nostro strumento narrante, il cervello, non fa che inserire in strutture narrative stimoli di varia natura. Di più: l’individuo contemporaneo ha un’estrema necessità di incontrare storie in cui possa riconoscersi, in cui possa provare l’emozione dell’appartenenza e la leggerezza dell’ordine. E’ l’individuo post-moderno: senza una religione comune, senza partiti, senza modelli condivisi (si pensi all'attuale tema che pone al centro la definizione di famiglia) ognuno è costretto ad essere libero, a scegliere a quale narrazione del mondo credere, a quale community appartenere per condividerne i valori.

E’ chiaro che non si tratta di narrazioni appartenenti a spazi esplicitamente deputati (cinema, televisione, teatri, letteratura, giornalismo) ma di storie rese tangibili e reali, a volte create con precise strategie narrative, altre volte nate spontaneamente. Sia che si tratti di una marca di computer, di un movimento politico ad alto tasso di coinvolgimento emotivo[2] o di un’azienda capace di costruire un forte engagement, il bisogno a cui queste narrazioni rispondono è lo stesso: appartenere ad una dimensione di senso condivisa che risponda a bisogni e desideri profondi (che non si esauriscono nella garanzia dello stipendio a fine mese).

Per questo le storie seducono: costruiscono un senso possibile agli eventi e, in base a questo, provocano emozione, appartenenza e azione. Agiscono nella dimensione del desiderio. Etimologicamente: de-siderum, senza stelle. Di quali stelle sente la mancanza colui che de-sidera? Non gli manca certo la leziosità del desiderio espresso alla vista di una stella cadente ma, più profondamente, prova lo stesso bisogno che ha portato l’uomo, per secoli, a osservare le stelle come traccia del futuro o a seguirne le luci per navigare in mare aperto. Sono le stelle che segnano il cammino verso una meta: la Stella Polare, la Stella di Betlemme.

I grandi leader sanno dare nome alla stella: dominano sull'interpretazione degli eventi, sanno stimolare i bisogni-desideri di senso delle persone, li sanno comunicare, sono in grado di percepire i fatti non isolatamente ma all'interno di una storia che si evolve e a mantenere la rotta in base al valore di fondo, alla vera posta in gioco: ciò con cui le persone risuonano e per cui scelgono di attivarsi consapevolmente.

Rimanete collegati perché nel prossimo appuntamento continueremo ad approfondire la dimensione della narrazione e del carisma di grandi leader.

[1] Jonathan Gottshall, L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani, Bollati Boringhieri, 2014

[2] Christian Salmon, La politica nell’era dello storytelling, Fazi Editore, 2014

Anna-Traini- Anna Traini

Anna Traini, consulente e formatrice per PMI e aziende multinazionali, è regista teatrale professionista, docente di recitazione e tecniche di narrazione, collabora con l’Osservatorio di Storytelling dell’Università di Pavia.

Anna Traini collabora con Eleva, la nostra divisione dedicata allo sviluppo del capitale umano