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16 giugno 2016 Self Responsibility | Secondo Appuntamento
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Self Responsibility | Secondo Appuntamento

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SelfResponsability

Non chiederti di cosa ha bisogno il mondo. Chiediti che cosa ti rende vivo e fallo. 

Perché ciò di cui ha bisogno il mondo sono persone vive"

Howard Thurman 

 

Continua la mia riflessione riguardo la Self responsibility e, come vi ho anticipato nel post precedente (per chi se lo fosse perso è qui) iniziamo ad entrare nello specifico e ad approfondire la prima dimensione.

Self Responsibility: la volontà

La chiamiamo forza d’animo ed è la nostra volontà, la nostra capacità di volere ed agire in modo coerente a ciò che siamo. Giorno per giorno costruiamo questa dimensione; l’alimentiamo quando diamo inizio ad un progetto, quando scegliamo di seguire la strada meno comoda, quando perseguiamo uno scopo nonostante le difficoltà e gli errori a cui ci esponiamo.

La responsabilità ha bisogno di questa importante alleata, la volontà, grazie alla quale ciascun individuo può riconoscersi nella propria libertà di auto-determinazione ed agire partendo da sé stesso.

Responsabilità e volontà, rappresentano due dimensioni del percorso di crescita dell’uomo, quel percorso attraverso il quale l’individuo evolve, apprende dall'esperienza e attribuisce significato alla propria vita.

“Ognuno di noi è chiamato a rispondere al dilemma: gli eventi della mia vita sono il risultato di forze su cui non ho diritto di parola, oppure in qualche modo posso plasmare la mia esistenza e sono responsabile di ciò che io sono? Se riesco a capire che il mio destino non è governato da fattori a me estranei, ma è almeno in parte deciso all'interno del mio mondo interiore, scopro una forza che prima non sospettavo neppure di avere. E mi rendo conto che questa forza ha origine da una funzione tanto importante quanto troppo spesso dimenticata [fusion_builder_container hundred_percent="yes" overflow="visible"][fusion_builder_row][fusion_builder_column type="1_1" background_position="left top" background_color="" border_size="" border_color="" border_style="solid" spacing="yes" background_image="" background_repeat="no-repeat" padding="" margin_top="0px" margin_bottom="0px" class="" id="" animation_type="" animation_speed="0.3" animation_direction="left" hide_on_mobile="no" center_content="no" min_height="none"][…]. Questa funzione è la volontà […]. La volontà sceglie tra il giusto e l’ingiusto: da questo nasce la responsabilità. La volontà permette di rischiare e di rinnovarci; di sostenere un pensiero attraverso il tempo, e quindi di realizzare un progetto […]. Ci aiuta a darci una disciplina. Rende i nostri rapporti con gli altri più onesti e più forti. E ci guida nel diventare liberi”. (Op. cit. Piero Ferrucci)

Lo sperimentiamo tutti i giorni: sentirsi “nel giusto”, coraggiosi, centrati ci fa star bene.

Al contrario i momenti nei quali ci sentiamo passivi, influenzabili, incapaci di volere, ci fanno stare male, ci fanno sentire estranei a noi stessi.

Essere responsabili, significa in sostanza portare il locus di controllo (almeno in parte) dentro di noi, decidere ed agire a partire da noi, non più “vittime” degli eventi bensì artefici del nostro destino, intimamente indipendenti.

Ma perché tutto questo avvenga, abbiamo bisogno di nutrire la fiducia in noi stessi, mettendo in conto la possibilità di sbagliare, educandoci all'accoglienza, prima di tutto nei nostri confronti.

La dimensione del volere non è soltanto affermativa. C’è una dimensione “femminile” della volontà, che viene espressa tutte le volte in cui accettiamo una nostra debolezza, facciamo tesoro dei nostri errori e ne comprendiamo le ragioni, abbracciamo le nostre vulnerabilità con un sentimento di compassione nei nostri confronti. Per alcuni questa capacità di accoglienza verso di sé rientra nel concetto di “self-compassion”. Forse, più semplicemente, la possiamo definire per quello che è, amore.

“In una storia orientale un uomo porta ogni giorno due anfore piene di acqua su per una ripida salita. Tiene le due anfore con un bastone che si porta sulle spalle. Un’anfora è nuova: è piena di sé e compiaciuta della propria funzione: arrivati in cima, non ha perso una goccia d’acqua. L’altra anfora ha una crepa, da cui sgocciola dell’acqua; quando arriva in cima ce n’è solo la metà. Quest’anfora si sente in colpa perché fa sprecare energia al portatore: tanta fatica, pochi risultati. Ma dopo che questa circostanza si è ripetuta per un po’ di tempo, sente una voce interiore che le dice, guarda sotto di te: e l’anfora rotta si accorge che sotto il suo passaggio è fiorita una scia di fiori multicolori nati dall'acqua che senza volerlo giorno dopo giorno aveva sgocciolato lungo la strada.” (Op. cit. Piero Ferrucci)

Nel prossimo appuntamento scopriremo di più su l’Inside-out della Self Responsibility, non mancate all'appuntamento!

 

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Anna Rita Scolamiero

Anna Rita è un Counsellor Formatore e da anni svolge la propria attività professionale all’interno di organizzazioni, nell’area della formazione, dello sviluppo del personale e del counselling.

Anna Rita collabora con Eleva, la nostra divisione dedicata allo sviluppo del capitale umano

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