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18 febbraio 2022 CAFFE' #25| LA LENTEZZA DELLA LUCE
I caffè di Eleva

CAFFE' #25| LA LENTEZZA DELLA LUCE

I nostri caffè sono conversazioni brevi e informali. Quindici minuti, un paio di volte al mese, per esplorare nuovi e diversi punti di vista, guardare cosa c’è “fuori” e farci ispirare. Le dirette sono alle 11 di mattina su LinkedIn: puoi seguire la nostra pagina per tutti i nuovi appuntamenti.

Abbiamo preso un caffè con Michele Dalai, scrittore, editore, conduttore di programmi radio e tv e dirigente di una squadra di Rugby, le Zebre di Parma.

Qui sotto riportiamo un breve riassunto della conversazione. Se preferisci, puoi preparare un caffè e passare alcuni minuti con noi, riguardando il video.

LA NARRAZIONE SPORTIVA IN AZIENDA: QUESTIONE DI METODO (E NON DI RISULTATI)

Spesso in azienda si utilizza la metafora sportiva per affrontare temi legati al lavoro – leadership, collaborazione in team, performance – tuttavia si rischia di entrare in un terreno scivoloso.

Lo sport è efficace non tanto come metafora, quanto come strumento di lavoro, ad esempio per l’osservazione e la valutazione dei collaboratori. Messe alla prova attraverso lo sport, in ambienti esterni alla gerarchia aziendale, le persone tendono a reagire in modalità molto differenti ai task a cui sono abituati. Sotto quest’ottica, lo “strumento sportivo” ci può arricchire di un nuovo punto di vista, generando un’esperienza interessante e formativa.

Dobbiamo fare attenzione anche alla narrativa del professionista sempre performante e vincente. Utilizzando impropriamente tale connessione, ci si dimentica che un professionista sportivo è tale perché costruisce la propria carriera a lungo, grazie a un allenamento meticoloso, in cui la fase di preparazione è particolarmente dura.

In azienda sarebbe più opportuno utilizzare la metafora sportiva a livello di metodo o di attitudine, e mai come storie o “formule di successo” replicabili.

NON SOLO GRANDI CAMPIONI: C’È SPAZIO PER OGNI STORIA!

L’errore di cui è facile cadere vittime, è quello di dare spazio solo a “storie esemplari”: campioni imbattibili, grandi sfide ai propri limiti o rinascite dopo grandi infortuni… storie magnifiche, che però possiamo faticare a mettere in relazione con la nostra esperienza quotidiana.

In realtà, necessitiamo di sentirci raccontare anche storie “meno straordinarie”: l’esempio di Eric Moussambani (detto “l’anguilla”) pare calzante. Lo sportivo si presentò ai Giochi Olimpici di Sydney 2000 per nuotare i 100m stile libero, arrivando ultimo e impiegando 1 minuto e 50 secondi, cioè più del doppio del tempo medio degli altri nuotatori. Apparentemente un fallimento… eppure nessuno era a conoscenza, che fino a un mese prima Eric non sapeva nuotare. Fu il suo impegno, e non il risultato, a far alzare in piedi gli spettatori sugli spalti.

Quando il nostro apparato di giudizio è troppo violento e selettivo, lo sport ci ricorda questo, che siamo macchine imperfette.

COSA CI PUÒ INSEGNARE (ANCORA) LO SPORT?

Durante la trasferta in Sudafrica della squadra di Michele Dalai, le “Zebre”, questa ha dovuto affrontare 15 giorni di quarantena a seguito della scoperta della nuova variante Omicron. Una situazione non facile, che ha portato i dirigenti della squadra a doversi spogliare da ogni retorica per tenere motivati e dare supporto psicologico a tanti ragazzi, anche molto giovani, in difficoltà. Per farlo è stato necessario potenziare prima di tutto la capacità di ascolto, e di parlare in modo diretto e sincero.

La metafora sportiva è anche quella che consente di parlare di emozioni e vulnerabilità: specialmente negli ultimi anni sempre più sportivi hanno sdoganato discorsi su momenti di depressione e blocchi psicologici, smontando il mito dello sportivo “perfetto”.

Tenere conto delle nostre debolezze, esserne consapevoli – senza che debbano per forza diventare un’”arma” per una migliore performance, è un passaggio di crescita fondamentale.

Uno spunto importante anche per il mondo HR: lo sport può essere una narrazione potente non solo per stimolare grandi performance, ma anche per permettere una maggiore consapevolezza rispetto alle proprie debolezze.

Una dinamica che in Eleva abbiamo riscontrato in molte aziende, lavorando nel corso degli anni su Intelligenza Emotiva, Empatia e supportando le funzioni HR nelle loro capacità di ascolto e supporto psicologico alle persone, e al loro benessere individuale e collettivo.