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15 ottobre 2021 Caffè #20| Lo smart manager sarà uno smart coach?
I caffè di Eleva

Caffè #20| Lo smart manager sarà uno smart coach?

I nostri caffè sono conversazioni brevi e informali. Quindici minuti, un paio di volte al mese, per esplorare nuovi e diversi punti di vista, guardare cosa c’è “fuori” e farci ispirare. Le dirette sono alle 11 di mattina su LinkedIn: puoi seguire la nostra pagina per tutti i nuovi appuntamenti.

Abbiamo preso un caffè con Giovanna Giuffredi, Master Coach ICF, CEO di Life Coach Italy e Direttore editoriale di Coaching Time. Con lei abbiamo parlato di come costruire la leadership del futuro a partire dalle competenze di coaching, dall’ascolto e dal dialogo.

Qui sotto riportiamo un breve riassunto della conversazione. Se preferisci, puoi preparare un caffè e passare alcuni minuti con noi, riguardando il video.

ESSERE SMART NON SIGNIFICA ANDARE DI FRETTA

La parola chiave degli ultimi anni nel mondo del lavoro è “Smart”: il lavoro, le aziende, la leadership…

La velocità è un aspetto sempre più importante nelle organizzazioni e nei processi.Non dobbiamo però farci travolgere da questa velocità: è fondamentale mantenere spazi e tempi diversi per riflettere.

Il coaching fa proprio questo: crea uno spazio “sacro” di riflessione focalizzata. Portare questa modalità nel lavoro di tutti i giorni può aiutare. Possiamo adeguarci alla velocità del mondo che sta cambiando, ma essendo in grado di fermarci e prendere i giusti spazi per una riflessione più profonda.

LA BUONE RELAZIONI NASCONO DA ASCOLTO E FOCALIZZAZIONE

Ci sono due aspetti da tenere in considerazione quando parliamo delle competenze che il leader può prendere dal coaching:

  • In primo luogo ci sono le caratteristiche personali. I leader devono ascoltare le loro persone per riconoscere i loro talenti, le unicità di ogni persona ed affidare così compiti più mirati.
  • Poi c’è il modo di lavorare e di organizzare le attività. Uno dei problemi più ricorrenti nelle aziende è la valanga di riunioni da cui le persone sono sommerse – fino alle situazioni estreme in cui le persone arrivano a lavorare mentre sono in riunione. In quest’ambito un leader deve sapere come impostare una conversazione e una riunione: è importante saper focalizzare un argomentoe dirigere verso un obiettivo specifico.

Ma cosa significa davvero ascoltare?

Dobbiamo sempre fare attenzione ai diversi piani su cui si sviluppano le conversazioni. A volte trasmettiamo dei contenuti, ma il messaggio più forte che mandiamo agli altri è di tipo relazionale, e rimane implicito: mi fido di te, non mi fido te… è proprio da questo tipo di situazioni che nascono i conflitti.

Questo è uno dei temi più rilevanti in azienda e spesso con il coaching e il team coaching si lavora proprio sulla comunicazione, sulla buona gestione delle relazioni a partire dalla consapevolezza rispetto a tutte le dinamiche esplicite e implicite.

UN VERO ASCOLTO COME ANTIDOTO PER ANDARE OLTRE GLI STEREOTIPI

L’approccio del coaching è una buona risposta per riuscire a agire in modo concreto, andando oltre alcune parole abusate (il lavoro smart, agile, la resilienza…) che guidano la discussione ma rischiano di essere dei contenitori un po’ generici e vuoti se non sono abbinati ad un ascolto vero delle persone nelle aziende!

Anche i termini più generali e condivisibili vanno contestualizzati: spesso le persone ne danno definizioni e interpretazioni molto diverse. Ogni leader dovrebbe riuscire a portare a terra cosa davvero intende quando usa questi termini, cosa si intende davvero in quel contesto e per quel ruolo: cosa significa essere “proattivi”? Cosa mi aspetto di vedere, quali comportamenti osservo?

HR TIPS: DIFFONDERE UNA CULTURA DEL COACHING IN AZIENDA

La chiave per un comportamento attivo e responsabile da parte di tutti è la consapevolezza rispetto a tutte queste dinamiche. Ma cosa possono fare concretamente le Risorse Umane per diffondere questa consapevolezza e questo modo di agire le relazioni?

  • Per prima cosa saper creare spazi di ascolto, in cui le persone si sentano davvero libere di esprimere le proprie idee.
  • Saper definire gli obiettivi, per focalizzare comportamenti desiderati e agire sullo sviluppo di competenze, performance e sulla buona gestione delle relazioni.
  • Una buona gestione degli errori: le persone devono sapere di poter sbagliare e sentirsi libere di sperimentare. In caso di errore è fondamentale saper ragionare sulle possibili soluzioni future, e non focalizzarsi sul problema.

Le competenze di coaching definite dallo standard ICF sono così ben declinate che possono rappresentare un’ottima strategia di gestione delle relazioni e dei gruppi, oltre che di sé stessi.

Sviluppare le coaching abilities non serve per diventare coach, ma per lavorare meglio con le proprie persone!

Se vuoi raccontarci la tua esperienza, approfondire i temi dell’intervista o suggerirci nuove conversazioni, scrivici a pausa.caffe@zetaservice.com

Puoi riguardare tutta la conversazione con Giovanna Giuffredi qui sotto. Buon caffè!